EURIBOR in rialzo fino al 2013

 Il caro-petrolio influirà inevitabilmente sul caro-mutui.
     L'equazione potrà sembrare forse ardita, ma si avvicina molto alla realtà: la
fiammata sui prezzi del greggio si trasmette all'inflazione, questa impensierisce i
banchieri della Banca Centrale Europea (BCE) e li porta a mettere in cantiere un
rialzo del costo del denaro, probabilmente già ad aprile come ha lasciato
intendere due giorni fa il presidente Jean Claude Trichet.
      Tutto si riflette poi sulle aspettative degli operatori e fa salire anche i valori
dell’Euribor al quale sono legati i finanziamenti a tasso variabile.
     Ecco perché i consumatori saranno influenzati dalle vicende libiche, non solo
quando faranno benzina, ma anche quando si troveranno a saldare le rate.
  Gli effetti, va detto, non saranno per fortuna così dirompenti come quelli del
2007 -2008 (altro periodo di greggio alle stelle e  inflazione sostenuta). il rialzo
dei tassi interbancari sarà per il momento graduale e non riporterà a breve le rate
sui livelli di 3 anni fa, sarà però più pronunciato di quanto si pensava a inizio
anno forse con eccessivo ottimismo.
  Per ipotizzare l’andamento dell’Euribor nel prossimo futuro basta osservare i
contratti  future  che  indicano un Euribor 3 mesi all'1,63%  a giugno, al 2,14% a
dicembre e poi al 2,80% a fine 2012 e al 3,15% nel 2013, che poi è il livello
medio nell'era dell'euro.



    Soltanto due mesi fa viaggiavano in media 60-80 centesimi più in basso: una
differenza che può in gran parte essere addebitata al rischio inflazione.
   Tradotto in spesa familiare,  e prendendo in considerazione un mutuo
variabile da 100mila euro acceso tre anni fa,  l’aumento di tasso si potrebbe
tradurre in un aumento medio della rata mensile del 9% circa in 12 mesi, del
14% in due anni e del 17% da qui a fine 2013 (dai 512 euro attuali fino a quota
600, lontani però dai 722 euro toccati poco dopo il crack-Lehman).
   Senza la crisi libica e il balzo del petrolio, probabilmente la «bolletta» sarebbe
stata meno cara del 5-6 per cento.
    L'alternativa per le famiglie non  è  semplice, perché nel frattempo anche i
tassi dei mutui fissi disponibili sul mercato sono aumentati. Un po' perché sono
cresciuti i valori dei tassi Irs che servono a determinare la rata, un pò anche
probabilmente per le politiche delle banche stesse. Oggi come  oggi le migliori
offerte sul fisso partono dal 4,60% ma arrivano fino al 6,5% quindi chi volesse
cambiare prodotto attraverso la surroga dovrà barattare la tranquillità con una
rata sensibilmente più elevata.

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